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16 2016 Gen

Come funziona l’ArtBonus

MISURE URGENTI PER FAVORIRE IL MECENATISMO CULTURALE

Ai sensi dell’art.1 del D.L. 31.5.2014, n. 83, “Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo“, convertito con modificazioni in Legge n. 106 del 29/07/2014 e s.m.i., è stato introdotto un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo, il c.d. Art bonus, quale sostegno del mecenatismo a favore del patrimonio culturale.

Chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno della cultura, come previsto dalla legge, potrà godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito di imposta.

 

artbn

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6 2015 Dic

Analisi percezione di 25 musei

52.986 è il numero di contenuti che hanno collezionato 25 principali musei italiani in 24 mesi, grazie ad altrettanti visitatori singoli che hanno lasciato un feedback online a seguito di un’esperienza di visita.
Nell’ultimo anno, si registra un aumento di contenuti del 13% rispetto all’anno precedente con prevalente provenienza da TripAdvisor (92%).

L’analisi semantica effettuata in più lingue, ci permette di tradurre in informazioni utili migliaia di dati disaggregati e avere una misura della percezione che i visitatori hanno delle risorse museali in ogni fase che compone l’esperienza di visita.

Sappiamo, dunque, che la soddisfazione generale dei visitatori per i 25 musei analizzati si attesta al 79,57% di positività nell’ultimo anno, in leggera crescita rispetto all’anno precedente (+0,71%). Dentro questo dato, ovviamente, sono racchiusi vari aspetti dell’esperienza di visita che possiamo ordinare per livelli di sentiment descrescenti, cioè dagli aspetti percepiti più positivamente a quelli percepiti più negativamente.

La percezione della posizione (raggiungibilità dei luoghi); degli spazi (che comprende sale, mostre, percorsi, allestimenti, illuminazione, segnaletica, pulizia, luoghi interni, luoghi esterni, ecc.) e le impressioni generali, raccolgono un sentiment che supera l’80% di positività.

La qualità della ristorazione interna ai musei (bar, ristoranti, caffetterie, ecc.); l’accoglienza (personale, guide, assistenza, gestione della biglietteria, delle code, della folla, delle attese, ecc.); le attività e gli eventi come laboratori, attività didattiche, corsi, presentazioni, ecc., raggiungono un sentiment positivo compreso tra il 70 e il 77%.

La percezione positiva dell’accessibilità delle strutture museali si attesta al 65%, mentre l’universo dei servizi legati alle guide, ai servizi tecnologici, di climatizzazione, igienici, bookshop, disponibilità e funzionamento del WiFi, ecc. raggiunge nel complesso un sentiment pari al 59,08% di positività.

La percezione dei costi legata in maggior misura ai prezzi dei biglietti d’ingresso e in minor misura all’acquisto di servizi e prodotti internamente ai musei, raggiunge un livello di positività nella percezione del 51,32%, probabilmente segno di una non corrispondenza tra prezzo e valore percepito dell’offerta museale.

La soddisfazione generale dei visitatori per i 25 musei analizzati da Travel Appeal è compresa tra il 73 e il 94% di positività, la maggioranza di questi presentano una soddisfazione dei visitatori compresa tra l’80 e l’88% di positività.

Forti turbolenze si notano nella gestione dei canali digitali direttamente collegati ai musei: solo lo 0,02% di recensioni su Tripadvisor presentano una risposta nell’ultimo anno da parte di un responsabile e la gestione dei canali social, quando presenti, scarseggia a causa di una mancanza di strategie dedicate nella maggior parte dei casi che comportano discontinuità del lavoro.

Musei monitorati:

Museo Nazionale del Bargello, Galleria Nazionale dell’Umbria, Reggia di Caserta, Galleria Estense, Museo di Capodimonte, Museo Nazionale del Cinema di Torino, MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea, Museo Nazionale Archeologico di Taranto, Palazzo Reale di Genova, MUSE – Museo delle Scienze, Palazzo Ducale di Mantova, Palazzo Reale di Torino. Galleria Borghese, Parco Archeologico di Paestum, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Pinacoteca di Brera, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini, Gallerie dell’Accademia di Venezia, Museo Archeologico di Napoli, Galleria degli Uffizi, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini, Galleria Nazionale delle Marche, Musei Vaticani

Fonte: https://www.travelappeal.com/infografica-25-musei-italiani/

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16 2015 Lug

Rapporto 2015 ISTAT-MiBACT su Cultura e Turismo

L’istituto nazionale di statistica e il ministero di cultura e turismo presentano il rapporto annuale 2015 sulla situazione del Paese nelle opportunità di crescita dai sistemi culturali, creativi e turistici: tra competenze, sviluppo e patrimonio, un quadro “fortemente caratterizzato da elementi positivi”

“Patrimonio culturale: identità del Paese e inestimabile opportunità di crescita”: a pochi giorni dal rapporto di Federculture, arriva lo studio di Istat e MiBACT a evidenziare le opportunità di crescita che l’Italia può trovare nello sviluppo e nella valorizzazione delle nostre risorse culturali, creative e turistiche.
Una ricerca basata sulla ricchezza dei sistemi locali e sugli investimenti necessari come motori di cambiamento. Il ministro Dario Franceschini e il presidente dell’Istat Giorgio Alleva hanno presentato ieri i dati aggiornati del rapporto annuale 2015 su “patrimonio, paesaggio tradizione e creatività: il valore culturale del territorio”.
Lo studio si pone l’obiettivo di misurare la vocazione culturale e attrattiva dei territori, a partire dalla griglia dei sistemi locali individuati e in funzione di due dimensioni principali: da una parte il patrimonio culturale e paesaggistico, ovvero la presenza fisica sul territorio di luoghi, beni materiali, strutture, istituzioni e altre risorse di specifico valore e interesse storico, artistico, architettonico e ambientale; dall’altra il tessuto produttivo culturale, l’orientamento dei contesti locali verso la produzione di beni e servizi con alto contenuto culturale. A questo punto, indica lo studio, occorre considerare una terza dimensione: l’attrattività turistica.
Mediante un set di indicatori chiave opportunamente selezionati e sintetizzati per le prime due dimensioni considerate è possibile, secondo lo studio, misurare la vocazione culturale e attrattiva dei territori e classificare ciascun sistema locale rispetto a tale misura. Tra gli indicatori del patrimonio culturale e paesaggistico, vengono considerati: musei, siti archeologici e numero di visitatori; archivi e biblioteche e numero di utenti; borghi più belli d’Italia e comuni di identità e tradizione, ambientale, culturale e turistica; edifici storici; indice di conservazione del paesaggio (naturale e urbano);area sottoposta a protezione in % della superficie totale; quota di superficie non urbana; numero di eventi di rilevanza nazionale.
Tra gli indicatori del tessuto produttivo/culturale: unità locali delle imprese culturali e quota di addetti; unità locali di istituzioni non profit culturali e artistiche e numero di addetti; unità locali delle imprese di artigianato artistico e addetti; superficie dedicata a coltivazioni tipiche di qualità; aziende agricole con coltivazioni e/o allevamenti tipici di qualità;studenti degli Istituti di istruzione superiore musicale e artistica.
Per la terza dimensione, quella dell’attrattività turistica, Istat e Mibact indicano: unità locali delle imprese turistiche e quota di addetti; numero di posti letto negli esercizi alberghieri ed extra-alberghieri; presenze negli esercizi ricettivi;aziende agricole che svolgono attività connesse.
In base a questi parametri, viene quindi proposta una “geografia dei territori della cultura” che suddivide i sistemi locali secondo diverse etichette: la grande bellezza (70); potenzialità del patrimonio (138); imprenditorialità culturale (138); il volano del turismo (194); perifericità culturale (71).

“Il quadro generale che emerge è fortemente caratterizzato da elementi positivi” si legge nelle conclusioni del rapporto, che sottolinea come in particolare il patrimonio culturale in senso lato costituisca un’opportunità di sviluppo diffusa su gran parte del territorio nazionale; generi in molti territori un impatto diretto e indiretto rilevante, e su una pluralità di settori economici e produttivi; appaia solo parzialmente sfruttato; rappresenti un fattore strategico su cui puntare per ridurre divari e disuguaglianze nel Paese.
Per “un cambio di prospettiva” servono quindi politiche specifiche, mirate sui territori, centrate su un processo integrato di valorizzazione, che interpreti le risorse culturali come fattore qualificante della catena del valore del sistema produttivo locale e come elemento strategico nei processi di sviluppo delle persone e della collettività.
I possibili interventi per uno sviluppo integrato riguardano in tal senso il potenziamento dell’attrattività dei territori, promuovendo la forma del distretto culturale; lo sviluppo e lo sfruttamento delle competenze, investendo nellaformazione di profili professionali con specifiche competenze nella progettazione coordinata di interventi d’area, nella capacità imprenditoriale e gestionale nel settore culturale, nella valutazione economica e l’impatto degli investimenti culturali; nell’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche e multimediali, delle banche dati relative al sistema culturale/territoriale.

Il “Rapporto Annuale 2015 – La situazione del Paese” è consultabile interamente all’indirizzohttp://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1436885781634_patrimonioculturale.pdf

Fonte: http://marketingdelterritorio.info/index.php/it/notizie/2381-grande-bellezza-e-grande-opportunita-il-rapporto-istat-mibact-su-cultura-e-turismo-in-italia

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21 2015 Gen

Quanto rende la cultura?

I grandi Comuni italiani sembrano incassare poco dalla cultura. Solo due città guadagnano più di €10 a cittadino: Padova e Verona. Da bilancio, 8 delle 15 città prese in considerazione incassano meno di €1 pro capite. 

Fra le 15 città più popolose del Bel Paese, il 93% investiva meno di €100 a cittadino. Un dato in linea con il contesto generale, che vedeva l’Italia fanalino di coda in Europa, ben sotto la media continentale per spesa pubblica nel settore.

Attraverso i bilanci dei comunali italiani è possibile vedere l’altro lato della medagliaQuanto si incassa pro capite ogni anno dalla cultura? Quanto rende? Per rispondere a questa domanda, le classifiche di openbilanci.it ci vengono in aiuto. Stiamo parlando di quelle entrate extra-tributarie realizzate durante manifestazioni o attività culturali.

Il dato è poco edificante, considerando che da bilancio solamente due città fra quelle prese in considerazione incassa più di €10 a cittadino dalla cultura. Parliamo nel caso specifico di Verona, con €20,96 pro capite, e Padova, con €11,65 pro capite. Le due città venete nel 2012 incassavano rispettivamente €5.552.659 e €2.484.614. La classifica vede sempre sul podio Firenze, con €3.057.943 di entrate grazie ad attività culturali

Il 53% delle città prese in considerazione incassava nel 2012 meno di €1 pro capite, con le ultime tre (Bari, Messina e Padova) che da bilancio alla voce “Cultura” hanno un sonoro “zero euro”.

Immagine1

openbilanci.it è la piattaforma web che rende finalmente pubblici i bilanci negli ultimi dieci anni di tutti i comuni italiani. Una grande quantità di dati grezzi e ufficiali è stata liberata ed è ora pronta per essere scaricata da cittadini, media e ricercatori. Inoltre confronti, classifiche e mappe sono di supporto per addentrarci in un ambito che non sia per i soli addetti ai lavori e che ci permetta di chiedere conto ai nostri politici.

 

Fonte: http://saperi.forumpa.it/story/103101/quanto-rende-la-cultura-la-classifica-dei-comuni-italiani?utm_source=newsletter&utm_medium=FORUMPANET&utm_campaign=MAILUP

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18 2014 Ago

Quanto erano grandi i dinosauri?

Tanto, verrebbe da dire! E tanto lo erano davvero, anche se non si capisce mai esattamente quanto. Nei documentari, sui giornali, in Rete, si esamina ogni aspetto del loro comportamento, eppure spesso manca la cosa più evidente: la grandezza. Se tempo fa decisero di chiamare un dinosauro “Brontosauro” (nome poi ritirato per precedenze onomastiche, ma rimasto nell’immaginario collettivo), cioè “Lucertola Tuono”, un motivo ci sarà stato: e di certo non era legato alla sua dieta…

Ecco allora una serie di infografiche (tratte dalla Wikipedia inglese) per avere un’idea di quanto colossali fossero questi animali e del rapporto di grandezza che intercorreva tra loro, con alcune sorprese.

 

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Sarà stato anche “fragillimus”, ma era comunque un bestione di 60 metri (circa 4 autobus in fila)!
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Rispetto allo Spinosauro, il T-Rex fa quasi tenerezza
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Ops! Ho schiacciato un dinosauro…
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Gare tra titani, dove il più piccolo ha la testa grande come metà di un uomo
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Ornitopodi: piedi da uccello, ma mole elefentiaca!
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Un uomo sarebbe riuscito ad addomesticare un triceratopo?
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I nomi dei dinosauri sono sempre affascinanti: Pachicefalosauro, Dracorex, il re dei draghi…
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L’Ankylosauro.
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Non poteva mancare, per concludere, lo stegosauro.

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11 2014 Ago

Museo della città: Londra, Roma e l’importanza dell’identità

Quando si visita una città, in special modo se la città in questione è una delle grandi capitali mondiali, occorre fare i conti con la complessità della sua compagine rispetto al poco tempo a disposizione per farsene un’idea e comprendere realmente le sfumature del luogo prescelto per la visita. La soluzione più naturale è quella di avere a disposizione un museo pensato proprio per la funzione di fornire uno sguardo generale, strutturandolo a più livelli di approfondimento e di rimandi al contesto urbano, generalmente realizzato in primis per sensibilizzare chi in quella città ci abita, plasmandone ed educandone l’animo civico tale da trasformarlo da residente in cittadino a tutti gli effetti. Tale museo, essendo portavoce dell’intera città, deve avere una propria identità, immediatamente percepibile dall’avventore occasionale, dal turista più smaliziato, dal cittadino stesso: già dal logo deve essere in grado di esprimere la propria particolarità, il proprio valore aggiunto in quanto sintesi efficace della multiformità di una realtà pluristratificata ed in continua evoluzione.

Il Museo di Londra, fondato nel 1976, racconta la vita e l’evoluzione della capitale inglese dalla preistoria ad oggi. Si tratta di un museo all’avanguardia, orientato alla cittadinanza innanzitutto – essendo qui racchiuso tutto il background della città in cui vivono, articolato anche in una sezione dedicata ai Docks (l’area portuale) e alla parte archeologica vera e propria – e quindi ai turisti, ai quali viene offerta una visuale a 360 gradi sulla città che sono andati a visitare: attratti da altri monumenti ed istituzioni ben più celebri – ad esempio, il British Museum – vengono qui sensibilizzati e fatti partecipi delle vicende cittadine. Per meglio comunicare la propria missione, nel 2009 ha avviato una sperimentazione riguardo il logo, alla ricerca di una identità per sé e le due istituzioni connesse. Il risultato, progettato da londinese Coley Porter Bell, è quello sottostante:

museum_of_london_logo

museum_of_london_sub

Immagini: http://www.underconsideration.com/brandnew/archives/london_over_time_as_a_logo.php#.U-TrU_l_uSo

Le diverse aree colorate sono rappresentazioni schematiche dell’evoluzione della pianta di Londra, dalle sue origini fino ai giorni nostri. Per le Docklands la dominante è il colore azzurro, legato all’acqua; per l’archeologia, il marrone. In una maniera semplice ed immediata, moderno e bello a vedersi, il logo fornisce ai futuri visitatori una sintesi visuale e concettuale di tutto ciò che potranno vedere nelle sale del museo, rimando ipertestuale alla città ed alla sua complessità.

A Roma, invece, cosa accade? Anzi, cosa non accade: non esiste, nonostante se ne parli grossomodo da un secolo, un museo della città. Il facente funzione, al momento, è il Museo di Roma di Palazzo Braschi, che però inizia la sua narrazione dal Medioevo, con un orientamento spiccatamente artistico. La visione di Roma, invece, dovrebbe spaziare liberamente, con un maggiore accento – inevitabile quanto comprensibile – sull’archeologia. “Il patrimonio archeologico, in particolare, è privo di narrazioni e ricostruzioni. Il museo della città dietro Santa Maria in Cosmedin, ideato da Veltroni, non ha fatto passi avanti: sarebbe un luogo per conoscere, che compenserebbe la transumanza [del turismo mordi e fuggi, ndr]”, scriveva Andrea Carandini sul Corriere della Sera [Roma, Mercoledì 5 Giugno, 2013]. Era invece il 23 dicembre 2009 quando uscì invece questa notizia: http://roma.repubblica.it/dettaglio/il-museo-della-citta-di-roma-avra-un-cuore-digitale/1812769. “Non sarà un’esposizione di collezioni di opere d’arte” – disse l’assessore dell’epoca – “ma un luogo per capire nel profondo la complessità storica di Roma. Diventerà lo strumento per capire la città più antica del mondo [per] turisti e cittadini”. Ovviamente non se ne fece nulla. Roma è dunque tuttora priva di un luogo sede della narrazione di sé stessa, frammentata tra una miriade di musei purtroppo sconosciuti al più dei residenti, figurarsi ai visitatori che rimangono nell’Urbe lo spazio di un fine settimana, in media.
Fermiamoci allora all’esistente, al circuito museale del Comune di Roma. Ecco il logo:

portaledeimuseiincomune

Fatta salva l’idea di unificare la gestione in un unico circuito, in una realtà orientata verso la personalizzazione e l’addizione di valori quale particolarità dovrebbe esprimere tale grafica? La comunicazione – e dunque la compartecipazione dell’utente – inizia già dall’elemento primo identificativo: ma qui regna l’anonimato e l’insipidezza più spinta. Speculare è il portale web, un maelstrom di informazioni ridondanti ed inutili, in cui i pochi contenuti sono sacrificati ad una struttura farraginosa che schiaccia l’individualità del museo stesso. Un portale dovrebbe avere – come dice il nome stesso – funzione di smistamento degli interessi, di accoglienza, di guida, di relazioni e percorsi dinamici, non di vetrina statica. Tra frammentarietà ed anonimato, Roma risulta dunque incapace di raccontarsi, di coinvolgere il turista – che si accontenterà per lo più di autoscatti nei punti più rappresentativi – e, peggio, la cittadinanza stessa, che risulterà gradualmente sempre più disaffezionata verso di essa.

Tutto per l’incapacità di comunicare, lì dove il logo – incapace di trasformarsi in brand – è il sintomo più evidente.

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5 2014 Ago

Sei principi per comunicare correttamente i dati